Simboli

Le prime forme simboliche sono apparse nel 1991. In quel tempo avevo lo studio in Borgo Allegri, caratteristica via fiorentina posta vicino alla basilica di Santa Croce, in Firenze, con le sue storie di Giotto e le infinite altre opere d'arte tra quelle mura custodite. In quei giorni - come spesso in quei tempi - stavo lavorando intorno alle tele senza una chiara idea di cosa sarebbe sorto, di cosa sarebbe venuto alla superfice. 
Quelle prime forme che apparivano, con il loro carattere simbolico che ancora non comprendevo, occuparono quasi subito il mio tempo, con le loro suggestioni che rivestivo di un colore ocra, oppure terra di siena, ma anche terre bruciate, marroni scuri, seppia: manti apparentemente monocromi sotto i quali vibravano diversi strati e voci di colori che si sovrapponevano nel materico impasto che andava a costituirsi. Chiamai quelle prime forme Partiture: come uno spartito musicale che ognuno potesse interpretare nella propria sensibilità, alle quali si aggiunsero, tra le altre, le Sumbola, nome dato per sottolinearne il carattere simbolico, privilegiando forme semplici, geometriche: il quadrato, il cerchio, nella secolare simbologia e sacralità che in ogni cultura e continente le accompagna, che andavano a sovrapporsi, e ordinare, il magma materico dei colori, come scrive Giorgio Di Genova in Storia dell'arte Italiana del '900 - Generazione anni Quaranta. (1)


Nell'estate 2012 passeggiavo sulla riva della più bella delle spiagge viareggine: la Lecciona, lembo di terra e sabbia ancora, e miracolosamente, al suo stato naturale, tra Viareggio e Torre del Lago. Rimasta libera e senza alcun tipo di attrezzatura turistica la riva era occupata da legni, tronchi e rami di alberi, e un'infinità di oggetti che qui il mare aveva portato nella stagione invernale. Come altre volte guardavo la bellezza di quegli oggetti: scheletri bruciati dal sole, dal vento. I colori che il tempo aveva su quelle secche pelli steso, dove scure dove invece biancastre per l'azione delle acque salate. E all'improvviso un'idea: di usare quei materiali nel mio lavoro. Nascono così - nella scia e nell'alveo dei Simboli dei quali conservano la vocazione simbolica - le attuali composizioni, TriadiOggetti rituali, gli OracoliVolterra, opere caratterizzate dalla eterogeneità dei mezzi espressivi e dei materiali usati: elementi naturali, legni, inserti di metallo, oggetti levigati e consunti dal tempo che combinandosi ai colori acrilici, smalti, terre, danno vita a ieratici assemblaggi, rituali composizioni, contemporanee stele o specchi di lontane divinità.

(1) "Nel filone delle convivenze di geometria e informale va annoverato il volterrano Arturo Lini. Il quale tuttavia, eccetto che in qualche caso, p. es. Partitura, non fa assorbire le morfologie geometriche nel tessuto pittorico, evidenziandole ora come disegno al negativo ( penso al centrale rettangolo-finestra di AlKahest) ora perentoriamente [...]

Giorgio Di Genova, Storia dell'arte Italiana del '900 - Generazione anni Quaranta (II), Bora Edizioni, 2009.