Addio alle armi

Addio alle armi

Pensando oggi a un ipotetico elenco dei miei più amati (libri) mi scopro a riscrivere una lista ingiallita, ripiegata tra gli scaffali del tempo. Provo a portare il pensiero fin qui, fino agli attuali esitii di questo nuovo secolo, visito e rivisito i miei ultimi, le più recenti letture, ma è un'inclusione, se provo a pensarla, un poco forzata, che non batte tutt'uno con il cuore che libero di scegliere subito indietro vola: a quelle pagine sbocciate nella nostra gioventù, in quel nostro essere terre feconde.

Allora, ai miei primi contatti con la lettura, il web neppure era un'idea possibile, e tutto il nostro sapere e la voglia che di quello pulsava in noi, passava attraverso le bianche pagine: i nostri occhi, quando cercavano il mondo sognato e le risposte a quello reale, correvano sulle piccole nere righe, binari che ci avrebbero condotto – così sognavamo – al grande domani: l'incontro con la nostra verità.
Ad essi apparteneva il
domani, ne erano custodi. Sbocciavano amori al primo sguardo di una copertina, che poi a volte, avanzando nella lettura, non sapevano mantenere le iniziali promesse, e le frasi finivano per non essere più così felici e spedite, fino ad un rapporto fatto di sguardi sempre più lontani, a cui solo seguiva una reciproca indifferenza.

Ma se un libro dovessi ora aprire
tra questi miei ricordi sarebbe quello un giorno apparsomi tra gli scaffali di un'edicola sul lungomare di Viareggio: Addio alle armi di Hemingway. Non tanto perché quel romanzo sia poi uno dei miei preferiti ma perché quel libro fu il primo di un mondo, amato ma fino ad allora distante, e poi in quella presenza e negli altri che gli seguirono diventato vicino e accessibile.
Era il primo degli Oscar Mondadori: pubblicazioni che dalle sale delle allora elitarie librerie,
ambiente per me - timido ragazzo di paese - allora lontano e inusuale, scendeva con cadenza settimanale alle più familiari e abbordabili edicole.
Piccola rivoluzione quella: di un mondo
quasi irraggiungibile, e improvvisamente, negli scaffali di un'edicola sul lungomare di Viareggio, diventato disponibile e raggiungibile; nella felicità che mi donò quell'apparizione, insieme ai primi titoli che ancora conservo di quella collana: La ragazza di Bube, di Cassola, poi La Nausea di Jean-Paul Sartre, a cui seguirono tutti gli altri. Il prezzo era di 350 lire, e l'iniziativa fu quasi subito ripresa da altre case editrici. Per la mia felicità, e di quanti non avevano ancora un luogo nel quale cercare i propri sogni e inquietudini.
Arturo Lini

"È Mara la ragazza di Bube, che in una Toscana ancora sconvolta dalla tragedia della guerra, affronta la realtà con una decisione composta di affetto e di drammatica rinuncia, di antico senso del dovere e di percezione del tempo che scorre. E questi giorni mesi anni che passano trasformano Mara, sia pure lentamente, la induriscono, la fanno meno serena ma più consapevole dei suoi compiti, delle sue responsabilità di fronte a Bube, e di fronte alla società italiana che anche lei è tenuta a trasformare"
Così recitava la presentazione al libro sul retro della copertina, insieme a quella di Carlo Cassola: "Carlo Cassola è nato a Roma nel 1917, trasferendosi poi a Volterra, e nel volterrano ha preso parte attiva alla Resistenza. Nel 1960 ha ottenuto il premio Strega. Attualmente vive a Grosseto"

"M'è accaduto qualcosa, non posso più dubitare. È sorta in me come una malattia, non come una certezza ordinaria, non come un'evidenza. S'è insinuata subdolamente, a poco a poco; mi son sentito un po' strano, un po' impacciato, ecco tutto." Così comincia, nella traduzione di Bruno Fonzi, il diario di Antonio Roquentin, il protagonista de La Nausea

L'autore del libro così veniva presentato: "Jean-Paul Sartre è nato a Parigi il 20 giugno 1905, dove si è laureato in filosofia. Antifascista, durante l'ultima guerra ha combattuto nelle file della Resistenza. Nel 1964 gli venne conferito il Premio Nobel, che egli tuttavia rifiutò".