Austerity

Austerity

Chi pensa che le paventate attuali misure di contenimento dell'utilizzo dell'energia conseguenti alla guerra in Ucraina e, successivamente a quella in Medio Oriente, rappresenti un aspetto nuovo, mai prima introdotto o sperimentato nella nostra vita sociale, si sbaglia. Già nel 1973 il nostro paese, insieme ad altri in Europa, si è trovato a dover fronteggiare prima un repentino aumento del prezzo del petrolio greggio e successivamente una limitazione dell'importazione regolandone e successivamente riducendone l'utilizzo. Tale decisione era dovuta ad alcuni fattori politici ed economici, conseguenti alla sconfitta egiziana, dopo l’attacco allo Stato ebraico nel settembre 1973, meglio noto come la Guerra dello Yom Kippur, con il conseguente embargo petrolifero dei paesi mediorientali a danno di Europa e USA, alleati di Israele. L'aumento dei costi di trasporto petrolifero, aggravato anche dalla chiusura del Canale di Suez, diventato impraticabile con le guerre arabo-israeliane che costringevano le petroliere indirizzate in Europa a circumnavigare il continente africano, costrinse il governo italiano allora presieduto da Mariano Rumor a imporre il divieto di circolazione dei mezzi privati, a partire da domenica 2 dicembre 1973, con l’eccezione dei medici in servizio con autorizzazione visibile.

Il decreto, denominato austerity, vietava la circolazione di auto e le moto nei giorni festivi e nelle domeniche, e interessava anche l'uso di barche e di aerei privati. Strade e autostrade nei fine settimana si svuotarono. In un clima surreale potevano circolare solo i mezzi di sicurezza e di soccorso, i medici e i parroci. Milioni di biciclette, carrozzelle e pattini invasero vie e piazze, nessuno sembrava rinunciare a uscire di casa per trascorrere qualche ora all’aperto, spinto dalla curiosità di quella nuova situazione e dalla libertà che derivava dall' assenza di traffico. A questa misura se ne accompagnavano poi altre: erano bandite le insegne luminose di grandi dimensioni, le trasmissioni televisive RAI, allora monopolio statale, terminavano alle 22.45. I cinema i teatri i locali da ballo chiudevano alle 23, l'illuminazione pubblica fu ridotta. I distributori di benzina chiudevano alle 12 del sabato e per tutta la domenica, per riaprire il lunedì anche se non si era sicuri di trovare carburante e si cercava, quando possibile, di farne buone scorte in affannose ricerche, e lunghe code, di un distributore dove fosse possibile fare il pieno.

Dopo alcuni mesi l'austerity non fu più necessaria. Già nell'aprile del 1974 si allentarono le misure con l'autorizzazione domenicale del traffico privato a targhe alterne, una volta quelle pari e la successiva quelle dispari. Finché nel giugno 1974 le misure di restrizione saranno abolite e formalmente abrogate. Naturalmente per quelle domeniche a piedi fu tutto un ingegnarsi, un cercare espedienti, soluzioni per trascorrere in festa quei giorni. Ricordo che insieme ad alcuni amici, Luciano Albiani e Bruno Simonini, andai a parlare con Mauro Lazzarini, proprietario del Gancino di Stiava, locale allora sulla cresta dell'onda, proponendogli per quelle domeniche un'apertura pomeridiana. Mauro non era molto convinto della nostra proposta, ma un po' per amicizia, un po' per il gusto imprenditoriale che lo caratterizzava, alla fine accettò per l'apertura come da noi richiesto. Quando la domenica di buon'ora noi organizzatori ci presentammo nel locale questo era abbastanza spoglio, disadorno, rifletteva tutta la sfiducia che avevamo visto aleggiare in Mauro, ma stranamente ben presto cominciò a riempirsi di giovani che venivano anche dai paesi vicini al nostro, richiamati da un misterioso tam-tam. Così vidi cosa vuol dire l'organizzazione: nel giro di pochi minuti arrivarono camerieri, aiutanti, tavoli furono spostati, poltrone apparivano un po' dovunque, le luci roteavano e la musica avvolgeva la sala: la nostra domenica in discoteca poteva cominciare, alla faccia dell'austerity.