Palazzo delle Esposizioni - Lucca

Dal 14 dicembre 2019 al 26 gennaio 2020. “Giuseppe Ardinghi e Mari Di Vecchio. L’ambiente artistico del Novecento a Lucca”. Apre sabato 14 dicembre alle 17 al Palazzo delle Esposizioni, piazza San Martino, 7, Lucca, la mostra che Fondazione Lucca Sviluppo e Fondazione Banca del Monte di Lucca, in collaborazione con il Polo Museale della Toscana e il Comune di Lucca, dedicano a questa coppia artistica del Novecento e al loro ambiente culturale, che ha espresso nomi quali Guglielmo Petroni, Arrigo Benedetti e Mario Tobino. Si tratta di un percorso di circa 90 opere, a cura di Alessandra Trabucchi, docente di Lettere, esperta in gestione di eventi culturali e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Centro Studi Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca. Si inserisce nell’ambito del filone di esposizioni dedicate alla riscoperta degli artisti del nostro territorio, con due nomi profondamente legati tra loro, le cui opere sono state esposte in contesti di alto livello e ne hanno ricevuto grandi riconoscimenti, e altrettanto profondamente connessi al ricco tessuto culturale nazionale di metà Novecento. 
 
Nell’ambito dell’esposizione, che durerà fino al 26 gennaio, si dipana una serie di incontri di approfondimento aperti a tutti, sia sugli artisti sia sull’ambiente letterario novecentesco. Ecco il calendario. Mercoledì 18 dicembre 2019 alle 17,30 “Caffè Di Simo tra fine Ottocento e primi del Novecento” con Umberto Sereni, a cura di Giovanni Ricci. Mercoledì 8 gennaio 2020 alle 17,30 “Romeo Giovannini e Guglielmo Petroni” con Daniela Marcheschi e Giovanni Ricci, a cura di Giovanni Ricci. Mercoledì 15 gennaio 2020 alle 17,30 “Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti” con Carla Sodini e Alberto Marchi, a cura di Giovanni Ricci. Giovedì 16 gennaio 2020 alle 17,30 “Ardinghi, giornalista e critico d’arte”, a cura di Alessandra Trabucchi, ospiti i giornalisti Mario Rocchi e Paolo Pacini; modera Anna Benedetto. Mercoledì 22 gennaio 2020 alle 17,30 “Mario Tobino”, con Isabella Tobino e Marco Vanelli, in collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, a cura di Giovanni Ricci. 
 
Sei le sezioni della mostra: Giuseppe Ardinghi e Mari Di Vecchio: la formazione e le esperienze espositive nazionali ed internazionali; una famiglia di artiste: Carolina Triglia Di Vecchio e Giorgina Di Vecchio Bertolucci; il gruppo lucchese e gli amici del Caffè Di Simo; il secondo dopoguerra e il ritorno a Lucca; due cartoni per le vetrate della Cattedrale di San Martino; l’impegno per la Storia e la critica d’Arte (testimonianze e contributi). Le opere provengono da collezioni varie, comprese le opere del “gruppo lucchese” degli amici del Caffè Di Simo, tra cui Guglielmo Petroni, Domenico Lazzareschi, tre sculture bozzetto di Geatano Scapecchi e due quadri di Leone Lorenzetti e Cesare Olivieri. “La mostra – spiega la curatrice Alessandra Trabucchi - intende valorizzare un particolare momento della cultura lucchese che si colloca tra gli anni Trenta e il secondo dopoguerra del secolo scorso. Una porzione di storia riletta attraverso lo sguardo artistico della coppia di pittori. È questo il periodo nel quale una serie di artisti e scrittori, e a volte anche le due cose insieme, nati intorno al 1910 e cresciuti a Lucca, trovano nello storico Caffè Di Simo, già Caselli, il luogo di incontro e di aggregazione, prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. In ordine sparso, il gruppo lucchese di riferimento è formato da Guglielmo Petroni, Romeo Giovannini, Giuseppe Ardinghi, Marianna Di Vecchio (chiamata Mari dagli amici), Arrigo Benedetti, Gaetano Scapecchi, Leone Lorenzetti, Domenico Lazzareschi e Mario Tobino, lucchese d’adozione. Questi personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche e al di fuori dalle ideologie dominanti, possedevano un’idea di cultura comune, di ricerca e di tensione etica ed esistenziale, capace di portarli alla ribalta sulla scena dell’ambiente intellettuale novecentesco. Nella mostra saranno presenti disegni, quadri e sculture, accompagnate da brani letterari in grado di trasmettere al visitatore i personaggi e le atmosfere di quel periodo. La presenza di documenti d’epoca e di alcune lettere tratte dagli epistolari dei vari fondi archivistici, mostrerà la comunanza di intenti e la solidarietà tra questi artisti. Tra gli obiettivi dell’esposizione, oltre valorizzare l’opera artistica di Ardinghi e Di Vecchio, si vuole restituire alla città il ruolo e il valore culturale di un periodo storico di grande importanza per Lucca, dove hanno vissuto parte della loro vita alcuni tra i principali intellettuali italiani che hanno contribuito alla definizione di valori e sentimenti della cultura del Novecento”. 
 
Il catalogo, Maria Pacini Fazzi Editore, ha i testi di Alessandra Trabucchi, Giovanni Ricci, Elisa Bassetto, Silvia Caponi. Per informazioni: www.fondazionebmluccaeventi.it; Fb: @palazzoesposizionilucca.
Giuseppe Ardinghi nasce a Lucca l'8 agosto 1907 e dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Lucca frequenta l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1926 conclude gli studi a Roma. Tornato a vivere a Lucca, frequenta il gruppo di giovani artisti e intellettuali che si ritrovano quotidianamente al Caffè Di Simo (già Caselli), fra i quali Arrigo Benedetti, Guglielmo Petroni, Leone Lorenzetti, Gaetano Scapecchi, Domenico Lazzareschi e, dal 1928, Marianna Di Vecchio (chiamata Mari dagli amici), che nel 1933 diventerà sua moglie. Dopo il matrimonio la coppia si trasferisce a Firenze, dove frequenta l'ambiente di Carena. Con la nascita del figlio Antonio nel 1934, si trasferiscono a Le Focette, in Versilia. Qui inizia a frequentare gli ambienti intorno ad Enrico Pea, insieme a Mario Tobino, Luca Ghiselli, Mario Marcucci, pittore da lui molto ammirato. Nel 1937 ottiene il Diploma medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi per il dipinto La madre (1933) e si dedica all'insegnamento, prima a La Spezia, quindi a Viareggio. Conclusa la guerra, a cui partecipa come ufficiale nell'Artiglieria Marittima, torna a Lucca, dove riprende a insegnare presso l’Istituto d’Arte Passaglia e a dipingere; tuttavia, i mutamenti dei linguaggi stilistici e le ricerche informali e astratte non lo coinvolgono, ed egli diminuisce l’attività espositiva (si ricordano le mostre lucchesi: collettiva Galleria La Piramide, 1966,collettiva Arte a Lucca 1900-1945, 1978, personale al Caffè Di Simo,1989, personale al Museo Nazionale di Villa Guinigi, 2005). Nel 1951 e nel 1970, assume due importanti compiti: la realizzazione delle nuove vetrate per la Cattedrale di Lucca e per la chiesa di Segromigno in Piano, cui seguiranno, nel 1980, le vetrate nella cappella delle Dorotee di Lucca, quelle per la Parrocchiale di Collodi ed infine quella per la cappella Chisci, nel cimitero di Pratovecchio, in Casentino. Nel frattempo si dedica con passione allo studio dell'arte medievale e rinascimentale lucchese, pubblica numerosi interventi sull'arte a Lucca, dal Medioevo al Rinascimento e alcune problematiche riguardanti restauri e decoro urbano, pubblicati, tra gli altri, su “La Provincia di Lucca”, “Rassegna Lucchese”, “Erba d'Arno”. Muore a Lucca il 5 ottobre 2007. 
 
Marianna Di Vecchio nasce a San Ginese di Compito (Lucca), il 2 dicembre del 1900, da una famiglia di antico lignaggio. Come la madre e la sorella maggiore Giorgina, inizia a manifestare fin da giovanissima una forte vocazione artistica e sceglie di frequentare il locale Istituto di Belle Arti, dove fu allieva del pittore Michele Marcucci. Ottenuto il diploma, nella seconda metà degli anni Venti, frequenta come esterna le lezioni di Ennio Pozzi, aiuto di Felice Carena all’Accademia fiorentina di Belle Arti, dove nel 1928 conosce Giuseppe Ardinghi, suo futuro marito. Partecipa al clima novecentesco della Toscana anni Trenta con decisa personalità, pur indirizzandosi ad una tematica prevalentemente legata al paesaggio e alla natura morta, risolti entrambi con vivacità di tratto e sapienza coloristica. Nel 1931, in occasione di una collettiva di artisti lucchesi a Milano, presso l’omonima Galleria, riceve le lodi di Carlo Carrà documentante con una recensione su “L’Ambrosiano”. Nel 1933 Marianna (chiamata Mari dagli amici), presenta quattro dipinti ad Amsterdam in occasione della prima rassegna dell’International Federation of Business and Professional Women e nello stesso anno sposa Giuseppe Ardinghi, con cui si trasferisce a Le Focette, in Versilia. In quegli anni espone in due edizioni della Biennale di Venezia (1936; 1940) e in varie mostre personali: nel 1941 a Lucca, l’anno successivo a Viareggio, e Firenze presso la galleria Il Ponte. Nel 1937 partecipa alla grande mostra organizzata da Les Femmes Artistes d’Europe, nella prestigiosa sede del Jeu de Paume a Parigi. Nel secondo dopoguerra fa ritorno a Lucca e decide di dedicarsi all’insegnamento. A parte alcune sporadiche presenze in occasione di importanti mostre locali (Galleria La Piramide,1966 e Arte a Lucca 1900-1945, 1978), diminuisce progressivamente l’attività espositiva, ma non l’interesse per i fatti artistici. Muore a Lucca il 20 ottobre del 1994.